
Il sannyasa-guru e shiksha-guru di Srila Bhaktivedanta Vana Gosvami Maharaja; il pilastro della Gaudiya Vedanta Samiti
Il primo incontro con Śrīla Gurudeva
Oggi mi è stato chiesto di condividere i ricordi di Śrīla Gurudeva, Śrīla Bhaktivedānta Nārāyaṇa Gosvāmī Mahārāja. In verità, questi ricordi sono strazianti, e come dicono gli antichi poeti: smṛti tumi vedanā — rievocare il passato è doloroso, poiché il cuore naturalmente si scioglie. Ma essendo il mio cuore duro come la pietra, si rifiuta di sciogliersi. E questa è la mia grande sfortuna. Ciononostante, seguendo le istruzioni dei miei superiori, desidero narrare alcuni passatempi di Śrīla Mahārājajī [Śrīla Bhaktivedānta Nārāyaṇa Gosvāmī Mahārāja].
Quando giunsi per la prima volta a Navadvīpa-dhāma, nella maṭha non c’erano sannyāsī, poiché tutti erano partiti per preparare l’apparizione di Śrī Caitanya Mahāprabhu (Gaura-pūrṇimā). Erano andati a prendere i cereali e il riso necessari.
In quel periodo, tuttavia, ebbi la fortuna di ricevere il darśana (visione) dei piedi di loto del mio cācājī (zio paterno), Śrīla Bhaktivedānta Madhusūdana Gosvāmī Mahārāja (precedentemente noto come Kṛṣṇa Kṛpa Brahmacārī), che mi offrì misericordiosamente rifugio a Navadvīpa-dhāma dei suoi piedi di loto.
Fin dall’infanzia, nutrivo un intenso desiderio per śravaṇa-kīrtana (ascolto e canto) dell’hari-kathā, e non potevo farne a meno. Allora, però, non mi sentivo soddisfatto dall’hari-kathā impartita dai brahmacārī nella maṭha. Così, di tanto in tanto, mi recavo ad ascoltare l’hari-kathā di Śrīmad Bhakti Rakṣaka Śrīdhara Gosvāmī Mahārāja.
Un paio di mesi dopo, Śrīla Gurudeva, Śrīla Bhaktivedānta Nārāyaṇa Gosvāmī Mahārāja, giunse a Navadvīpa da Mathurā. Al primo sguardo su Śrīla Gurudeva, ricordo che nel mio cuore sorse uno stato d’animo trascendentale e compresi immediatamente: questa è la mia ultima vita, questi sono i miei giorni finali sulla Terra. Dopo aver ricevuto il darśana dei piedi di loto di un santo così elevato, mi offrii completamente, nel profondo del cuore, ai suoi piedi di loto.
Ripenso a quando incontrai Śrīla Gurudeva nello Śrī Devānanda Gauḍīya Maṭha: ricordo il suo suhāsya-vadana (volto sorridente e sereno) e i suoi occhi di loto magnetici, capaci di rubare il cuore di chiunque. Quando toccai i suoi piedi, sperimentai una percezione interiore divina. In verità, è impossibile descrivere quell’esperienza.
Ricordo che nella nostra prima conversazione, Śrīla Gurudeva mi chiese da dove venissi e chi fossero i miei parenti. Gli spiegai ogni cosa. Poi, con misericordia, mi rivelò che hari-bhajana (l’adorazione di Hari) è l’unico scopo della vita umana. Mi domandò anche se recitassi hari-nāma (i nomi del Signore). Risposi che li cantavo mentalmente, contando solo con le dita. Gurudeva replicò: «No, non devi fare bhajana solo con la mente. Devi invece cantare ad alta voce, usando un tulasī-mālā»
All’udire quelle parole, un entusiasmo improvviso sorse dalla camera più intima del mio cuore: il desiderio che Gurudeva mi donasse un japa-mālā, per considerare benedetta la mia vita. Non so come Gurudeva colse quel mio anelito interiore, ma in quel momento mi porse un tulasī-mālā — lo stesso che conservo con me ancora oggi.
Gurudeva sottolineò che il bhajana non può essere compiuto solo mentalmente: va espresso cantando ad alta voce. Mi spiegò inoltre che il nāma (il santo nome) dev’essere recitato sui grani di tulasī. Così mi istruì e ispirò, e ricordandolo, praticai il mio hari-nāma (il santo nome del Signore Hari).
Il tempo dell’iniziazione
Circa un mese dopo, il mio dīkṣā-guru, Śrīmad Bhaktivedānta Vāmana Gosvāmī Mahārāja, giunse a Navadvīpa. Era presente anche Śrīla Gurudeva, Śrīla Bhaktivedānta Nārāyaṇa Gosvāmī Mahārāja. Tra loro vidi uno scambio d’affetto senza precedenti e una cortesia eccezionale. A quella vista, il mio cuore fu conquistato completamente. Dopo l’arrivo, Śrīla Bhaktivedānta Vāmana Gosvāmī rese omaggio con prostrazioni complete a Śrīla Nārāyaṇa Mahārāja davanti allo Śrī Nārāyaṇa Torana (l’ingresso alla maṭha), e mi sentii immensamente benedetto nell’assistervi. Śrīla Gurudeva, Śrīla Bhaktivedānta Nārāyaṇa Gosvāmī Mahārāja, ricambiò quel gesto riverente verso il suo fratello spirituale maggiore. Il rispetto che Śrīla Bhaktivedānta Nārāyaṇa Mahārāja mostrava verso Śrīla Bhaktivedānta Vāmana Gosvāmī Mahārāja, suo confratello anziano, è raro da vedere oggi.
Durante la mia iniziazione all’hari-nāma, Śrīla Vāmana Gosvāmī Mahārāja notò il japa-mālā tra le mie mani: «Dove l’hai trovato?». Risposi con sincerità. Lui allora prese il mālā, lo appoggiò sulla sua testa e me lo restituì. Al vedere quel gesto, scoppiai in lacrime: pensavo che Gurudeva, Śrīla Vāmana Gosvāmī Mahārāja, donasse a tutti l’hari-nāma e un nuovo japa-mālā, mentre con il mio si era limitato a toccarselo sulla testa.
Alcuni brahmacārī mi consolarono: «Vedi, se Śrīla Gurudeva Nārāyaṇa Gosvāmī Mahārāja dà a qualcuno un japa-mālā, Śrīla Gurudeva Vāmana Gosvāmī Mahārāja non gliene dona uno nuovo». In qualche modo mi calmai.
Inoltre, durante la festa di Gaura-pūrṇimā, quando mi presentai per ricevere la dīkṣā da Śrīla Gurudeva, Śrīla Vāmana Gosvāmī Mahārāja mi disse: «Prima chiedi il permesso a Śrīla Nārāyaṇa Gosvāmī Mahārāja».
Solo con l’approvazione di Śrīla Bhaktivedānta Nārāyaṇa Mahārāja, Śrīla Bhaktivedānta Vāmana Gosvāmī Mahārāja conferiva dīkṣā ai discepoli. Dopo aver ottenuto il permesso, Śrīla Bhaktivedānta Vāmana Mahārāja mi impartì i dīkṣā-mantra, i gāyatrī-mantra e altri.
Osservai l’esempio ideale del loro rapporto: Śrīla Vāmana Gosvāmī Mahārāja non compiva alcuna azione senza il consenso di Śrīla Nārāyaṇa Gosvāmī Mahārāja — né conferiva hari-nāma o dīkṣā, né assegnava abiti zafferano (sannyāsa-veśa). Anche in quest’ultimo caso, mi esortò a cercare prima la sua approvazione.
Sebbene Śrīla Vāmana Gosvāmī Mahārāja fosse più anziano e avesse ricevuto la dīkṣā da Śrīla Bhaktisiddhānta Sarasvatī Gosvāmī Prabhupāda, tributava immenso onore a Śrīla Nārāyaṇa Gosvāmī Mahārāja. Peraltro, aveva ricevuto i suoi dīkṣā-mantra da Śrīla Bhakti Prajñāna Keśava Gosvāmī Mahārāja prima di Śrīla Nārāyaṇa Gosvāmī Mahārāja.
Eppure, lo rispettava come un Guru, e soleva chiamarlo il suo «guardiano» durante l’hari-kathā.
Scambi eletti tra grandi personalità
Fui molto fortunato nell’assistere alla profondità del loro rapporto e amicizia, qualcosa che non si può trovare in questo mondo. Quando Gurudeva, Śrīla Vāmana Gosvāmī Mahārāja, visitava Mathurā, l’affetto reciproco tra loro era commovente. Nello Śrī Mathurā Maṭha, Śrīla Vāmana Gosvāmī Mahārāja insisteva perché Śrīla Nārāyaṇa Gosvāmī Mahārāja si accomodasse per primo. Analogamente, desiderava che egli parlasse prima di prendere lui la parola.
Il mio Gurudeva, Śrīla Vāmana Gosvāmī Mahārāja, possedeva sensibilità, empatia e un’umiltà radicata. Pur conoscendo ogni tattva (verità spirituale), riservava sempre il posto d’onore a Śrīla Gurudeva, Śrīla Nārāyaṇa Gosvāmī Mahārāja.
tṛṇād api sunīcena
taror api sahiṣṇunā
amāninā mānadena
kīrtanīyaḥ sadā hariḥ
Śikṣāṣṭaka (3)
[Chi è più umile di un filo d’erba, più tollerante di un albero, libero dall’orgoglio e rispettoso verso tutti, può facilmente e incessantemente cantare il Santo Nome del Signore.]
Śrīla Bhaktivedānta Vāmana Gosvāmī Mahārāja era l’incarnazione vivente di questo śloka.
La dedizione unica di Śrīla Gurudeva agli stati d’animo di Vraja
Śrīla Gurudeva, Śrīla Bhaktivedānta Nārāyaṇa Gosvāmī Mahārāja, si immergeva negli stati d’animo dei Vrajavāsī (abitanti di Vraja), narrandone i passatempi e le glorie. I suoi discorsi erano unici: concludeva sempre l’hari-kathā con i līlā delle vraja-gopī.
[Poiché Śrī Rūpa Gosvāmī e Śrīla Raghunātha Gosvāmī discutevano costantemente dei divertimenti delle vraja-gopī], le loro vite sono l’esempio supremo per noi. Śrīla Kṛṣṇadāsa Kavirāja Gosvāmī scrive nello Śrī Caitanya-caritāmṛta:
rūpa-raghunātha-pade, rahu mora āśa…
[«Il mio desiderio è ottenere i piedi di loto di Rūpa e Raghunātha»].
La virtù di Śrīla Gurudeva di donare affetto imparzialmente era, in un certo senso, insuperabile. Non discriminava mai qualcuno. Conferiva l’hari-nāma seguendo scrupolosamente le regole della Gauḍīya Vedānta Samiti, il cui ācārya era Śrīla Vāmana Gosvāmī Mahārāja. Sebbene quest’ultimo impartisse solitamente dīkṣā-mantra e gāyatrī, in circostanze speciali anche Śrīla Nārāyaṇa Gosvāmī Mahārāja concedeva l’hari-nāma.
Lo sguardo magnetico di Śrīla Gurudeva
Talvolta, per orgoglio derivante dalla nostra intimità con lui, gli dicevamo: «Non siamo tuoi discepoli, ma di Śrīla Vāmana Gosvāmī Mahārāja!».
Con parole dolcissime, Śrīla Gurudeva ci placava:
«Vi sono due tipi di discepoli: svakīya (consorte legittima) e parakīya (amata senza vincoli).
Le regine di Dvārakā sono spose di Kṛṣṇa e hanno una relazione svakīya con lui, mentre le vraja-gopī condividono con Lui l’amore parakīya. Quindi, quest’ultimo è superiore in intensità rispetto all’amore svakīya».
Così ci educava con affetto ineffabile e parole dolcissime. Ricordare tutto ciò è straziante: il cuore si scioglie al pensiero di Gurudeva.
Egli non conobbe mai concetti come “mio” o “tuo”. Fino all’ultimo, ho notato che chiunque si avvicinasse a Gurudeva per incontrarlo era catturato dal suo sguardo, come descritto da Bilvamaṅgala Ṭhākura riguardo a Krishna:
vraje prasiddhaṁ navanīta-cauraṁ
gopāṅganānāṁ ca dukūla-cauram
aneka-janmārjita-pāpa-cauraṁ
caurāgragaṇyaṁ puruṣaṁ namāmi
Śrī Śrī Caura-agragaṇya-puruṣāṣṭakam
[Offro omaggi al Supremo Ladro: celebre a Vraja per rubare burro e vestiti alle gopī, che sottrae i peccati accumulati in molte vite a chi si rifugia in Lui.]
Questo śloka si applica anche a Gurudeva: chiunque sia toccato dal suo sguardo misericordioso perde il cuore. Apparve nel giorno di amāvasyā (luna nuova), giorno in cui – secondo gli śāstra – nascono i ladri. Gurudeva apparì durante il maunī-amāvasyā, dunque… è un ladro!
Come un ladro ruba ricchezze materiali, e come Kṛṣṇa rapisce i cuori delle gopī, così Śrīla Gurudeva rubò i cuori dei discepoli per impegnarli nel suo servizio. Come descrivere il ricordo di tale grande personalità?
Le ultime parole: «Ci incontreremo a Navadvīpa»
Per brevità, ricorderò un altro episodio. Nel 2010, durante il suo ultimo parikramā a Govardhana tra i disagi della malattia, il giorno di Kārtika-pūrṇimā (il giorno di luna piena durante il mese di Kārtika) mi recai nella sua stanza. Mentre mi rialzavo dagli omaggi, mi chiese:
«Andrai all’estero a predicare?».
«Sì, Gurudeva, ho il biglietto per l’America».
Stringendogli i piedi, supplicai:
«Gurudeva! Questa volta non desidero andare in prachara: bramo la tua vicina associazione».
Appoggiando le mani sul mio capo, Gurudeva rispose:
«Ascolta le parole di Śrīla Bhaktisiddhānta Prabhupāda:
prāṇa āche yethā, se thā prachāra –
la predicazione è la vita dei Vaiṣṇava Gauḍīya».
Col suo sorriso solare e affettuoso e con le sue parole gentili, benedicendomi aggiunse:
«Vai, ma torna presto. Ci incontreremo a Navadvīpa.
Guariirò e ti aspetterò al Śrī Keśavajī Maṭha durante il Navadvīpa–parikramā. Va’ ora».
Con fede nelle parole di Gurudeva, partii. La mattina del 29 dicembre, mentre a Houston parlavo di lui, un presentimento mi pervase e la mente si turbò. Più avanti, durante il volo da Miami a Rio, ebbi un’angoscia strana. Atterrato in Brasile, seppi della sua dipartita. Fu uno strazio.
Pensavo a Gurudeva da lontano, e perciò, non potei essere presente al suo samādhi che si svolse poco dopo. E continuavo a ripensare alle sue parole: «Ci incontreremo a Navadvīpa».
guru mukha padma vākya, cittete koriyā aikya
[«Le parole che provengono dalla bocca di loto del Guru si imprimono nel cuore»]
Ancora oggi Gurudeva guida da Navadvīpa-dhāma. Fino a questo istante, ripenso ai suoi insegnamenti, ai suoi līlā, dei suoi ricordi. Egli è la sorgente di tutto quello che è accaduto nella mia vita. Durante il servizio al Keśavajī Gauḍīya Maṭha, offrimmo a lui ogni cosa, qualsiasi cosa utile che avevamo ottenuto o raccolto. Durante la costruzione del tempio, donai corpo e anima. Non è vanto, ma questo va detto, visto il contesto dell’argomento.
Spesso cagionevole di salute, mi rianimavano il suo sguardo misericordioso e il tocco gentile. Quegli istanti mi bruciano nella memoria.
Offrire tutto per la gioia del Guru
Ricordo quando, al Keśavajī Maṭha, durante il bhikṣā (questua), donavo a Gurudeva ogni frutto stagionale raccolto. Se non ne trovavo, compravo con le offerte che trovavo verdure a lui care. Śrīla Gurudeva amava la laukī (un tipo di zucca a forma di bottiglia) e io cercavo di procurargliela per fargli piacere. Guru-sevā è l’essenza e l’obiettivo della vita.
yasya prasādād bhagavat-prasādaḥ
yasyāprasādān na gatiḥ kuto ‘pi
dhyāyan stuvāṁs tasya yaśaḥ tri-sandhyam
vande guroḥ śrī-caraṇāravindam
Gurvāṣṭaka (8)
Di Śrīla Viśvanātha Cakravarti Ṭhākura
[Solo dalla soddisfazione del Maestro Spirituale viene quella di Dio.
E senza la soddisfazione del maestro spirituale, non v’è nessuna possibilità di essere elevati al piano della coscienza di Krishna.
Dovrei meditare tre volte al giorno e pregare per la sua misericordia,
offrendo omaggi ai suoi piedi di loto.]
Ebbi la grazia di servire i suoi piedi di loto. L’hari-kathā era per me sempre molto attraente: durante il bhikṣā, mi affrettavo per non perderla. Se tardavo, in alcune circostanze, Gurudeva chiedeva:
«Dov’è Subal Sakhā?» O «Dov’è Vana Mahārāja?».
In preparazione a Janmāṣṭamī, le questue lontane mi ritardavano, ma lui attendeva il mio ritorno. Una volta, entrando, gurudeva mi sussurrò:
«Non ho iniziato l’hari-kathā: aspettavo te.
Non dirlo a nessuno, perchè gli altri potrebbero risentire del fatto che io non sembro parziale».
Spesso, durante l’hari-kathā, ci avvertiva:
«L’hari-kathā di cui vi parlo adesso o di solito, è di sua natura particolarmente confidenziale: su Śrī Caitanya, Rādhā-Kṛṣṇa, e prema–divya-unmada-dasha (l’estasi di prema).
Rivelo questa hari-kathā solo a chi è presente davanti a me.
Questa è l’essenza della nostra vita».
Come dimenticare un tale amore e affetto che ci donava Srila Gurudeva?
L’educazione affettuosa di Śrīla Gurudeva
Quando notava nostre le nostre mancanze, Gurudeva ci correggeva. Nel 2001, durante la mia prima parikramā da sannyāsī, ebbi il darshana di Brahmāṇḍa-ghāṭa e Yamala-Arjuna con Prema Prayojana Prabhu. Alcuni devoti stranieri ci accompagnarono e mentre discutevo di hari-kathā, questi ascoltavano assorti. È nella mia natura non considerare il tempo passare, se le persone ascoltano con attenzione. Qualcuno si lamentò con Gurudeva:
« Śrīla Vana Mahārāja intrattiene i pellegrini con l’ hari-kathā: nessuno sale sugli autobus!».
Gurudeva accorse in quel momento. Sapevoche se qualcuno si lamentava, allora significava punizione per noi. Afferrò Prema Prayojana e lo schiaffeggiò. Io fuggii, ma lui mi inseguì col daṇḍa (bastone). Mi raggiunse, mi strinse l’orecchio e mi percosse col daṇḍa davanti a tutti.
Irritato che Gurudeva mi avesse punito, quella sera andai a lui e gli offrì i miei omaggi. Disse:
«Siete tutti sannyāsī: non è stato appropriato quello che vi ho fatto».
Risposi con gioia:
«Quella correzione è la misericordia più grande, sia del presente sia del passato».
Più tardi Gurudeva narrò un episodio di Prabhupada:
«Quando un Guru castiga ed educa il discepolo,
è segno che lo riconosce come suo.
Così come una madre che punisce per amore suo figlio, dimostrandogli affetto e amore.
In bengalese si dice:
śāsana kare tāhāra sahaje suhāga kare jāy –
“Solo chi ama ha il diritto di punire e di correggere”».
La lezione significava che chi vuole la grazia e la misericordia del Guru, allora deve accettare la sua punizione. Durante il parikramā, quando Gurudeva onorava il prasāda (cibo santificato), entravamo per ricevere i suoi ucchiṣṭa (resti). In questo modo, ricevetti tale fortuna di avere i suoi resti.
Oggi, ricordando… Se fosse qui nella sua diretta manifestazione… Cosa potrei dirgli?
Prego che vita dopo vita, possa benedirmi con il servizio ai suoi piedi di loto.
Śrīla Bhaktivedānta Vana Gosvāmī Mahārāja
14 dicembre 2020, Zoom
