
A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada
Il shiksha-guru e caro amico di Srila Bhaktivedanta Narayana Gosvami Maharaja; e acharya-fondatore della Società Internazionale per la Coscienza di Krishna (ISKCON).
Desidero parlare di Śrīla Bhaktivedānta Svāmī Mahārāja e della storia della sua vita. Sebbene egli sia un nitya-parikara (eterno compagno) di Śrī Caitanya Mahāprabhu e della Coppia Divina, Śrī Śrī Rādhā e Kṛṣṇa, ha anche compiuto molte attività nel suo mānava-līlā (passatempi umani). Alcuni di voi hanno ascoltato più volte questi passatempi dalla bocca di Śrīla Gurudeva – come Śrīla Bhaktivedānta Svāmī Mahārāja ricevette l’iniziazione da Śrīla Bhaktisiddhānta Sarasvatī Prabhupāda. Come molti possono constatare, i discepoli di Śrīla Bhaktisiddhānta Prabhupāda sono estremamente elevati – ciò è evidente. Nello Śrī Prabhupāda-padma-stavaka, Śrīla Bhakti Rakṣaka Śrīdhara Gosvāmī Mahārāja scrisse:
vṛṣabhānu-sutā-dayitānucaraṁ
caraṇāśrita-reṇu-dharas-tam-aham
mahad-adbhuta-pāvana-śakti-padaṁ
praṇamāmi sadā prabhupāda-padam
Śrī Prabhupāda-padma-stavaka (11)
[Egli è l’adorato servitore della figlia di Re Vṛṣabhānu. Io ho preso rifugio ai suoi piedi, portando la loro polvere [sul mio capo]. Quei piedi posseggono un’immensa e meravigliosa potenza purificatrice. Perennemente offro i miei praṇāma ai piedi di loto di Śrīla Prabhupāda.]
Coloro che si rifugiarono ai piedi di loto di Śrīla Bhaktisiddhānta Prabhupāda, il mahat (grande) Prabhupāda, possiedono in sé tanta śakti – tutti i discepoli di Bhaktisiddhānta Prabhupāda sono straordinariamente potenti. Egli stesso dichiarò: “Non sto creando discepoli, sto creando guru”. Cercate di comprendere le sue parole; tutto ciò che disse è verità. Un bona fide guru non crea discepoli, un guru crea altri guru. Ma cosa è necessario affinché ciò accada?
Un guru è simile a un falegname e necessita del pezzo di legno perfetto. Comprendete? Gurudeva ha bisogno di un perfetto blocco di legno per poter costruire un’imbarcazione bellissima, e su quella barca, può trasportare molti passeggeri attraverso il fiume.
Osservate come Śrīla Bhaktisiddhānta Prabhupāda compì questa impresa e manifestò così tanto. Molti dei suoi discepoli, come Śrīla Bhakti Rakṣaka Śrīdhara Gosvāmī Mahārāja, Śrīla Bhakti Pramoda Purī Gosvāmī Mahārāja, Śrīla Bhaktivedānta Svāmī Mahārāja e Paramaguru Mahārāja, Śrīla Bhakti Prajñāna Keśava Gosvāmī Mahārāja, sono tutti śuddha-bhaktas (devoti puri) di altissima classe, esaltati ed elevati.
È importante riconoscere quanto fossero potenti. E Śrīla Bhaktivedānta Svāmī Mahārāja fu il gioiello più prezioso tra tutti i discepoli di Śrīla Prabhupāda. Śrīla Bhaktisiddhānta Prabhupāda ebbe molti discepoli, ma il nome di Śrīla Bhaktivedānta Svāmī Mahārāja figura in cima alla lista.
Una volta, Gurudeva disse: “Svāmī Mahārāja è in realtà chiamato śaktyāveśa-avatāra (incarnazione potenziata dal Signore). Śrī Caitanya Mahāprabhu manifestò tutta la Sua propria śakti nel suo cuore; altrimenti, i suoi incredibili risultati sarebbero stati impossibili”.
La Caitanya-caritāmṛta fornisce evidenza śāstrīca (scritturale) su questo argomento. Śrī Caitanya Mahāprabhu afferma: “kṛṣṇa-śakti vinā nahe tāra pravartana” – a meno che uno non sia specificamente potenziato dal Signore, non può diffondere i santi nomi in tutto il mondo. È semplicemente impossibile.
Forse avete già udito questa storia. Una volta, un discepolo di Svāmī Mahārāja ci narrò che a New York, o in un altro luogo d’America, si tenne una grande conferenza alla quale erano stati invitati a parlare molti leader di varie religioni sulle rispettive filosofie. Erano presenti anche membri della Missione Ramakrishna e dell’Associazione Bhārata Sevāśrama, insieme a molti altri gruppi religiosi indiani.
Verso la conclusione, un giornalista si alzò e chiese: “Cosa predicate? Siete venuti dall’India, un paese molto povero, e siete giunti nel nostro ricco paese. Cosa potete donarci? Siete venuti qui solo per tornare con i nostri soldi e il nostro oro? Siamo una nazione ricca, siamo gente ricca. Quali cose ci state dando? Diteci cosa state affermando”.
Parlò in modo molto provocatorio: “Quali cose ci state dicendo? Voi affermate che i Veda dichiarano: ‘Tutto è Brahman’. Anche noi diciamo: ‘Siamo Brahman, siamo nirviśeṣa-vādī (impersonalisti)’. Voi proclamate le stesse cose che diciamo noi, siamo anche śūnya-vādī (vuotisti). Anche noi non crediamo in Dio. Dunque, cosa c’è di nuovo che ci state offrendo? Nulla. Avete tutti tenuto molte conferenze. Tutti voi dichiarate: ‘I Veda affermano questo o quello’. Anche noi stiamo dicendo le stesse cose.
La verità è che siete venuti qui solo per raccogliere denaro e poi tornare alle vostre case. I māyāvādī hanno fatto riferimento ai Veda e menzionato come tutti siano Brahman. I buddisti hanno parlato di nirviśeṣa-vāda e śūnya-vāda. Cosa significa persino śūnya-vāda? Apparentemente, nulla. Anche noi non crediamo in Dio. E alcuni di voi hanno detto: ‘Oh, basta compiere karma (azioni compiute dal corpo materiale)’. Tuttavia, noi compiamo già karma. Quali nuove istruzioni o cose ci state fornendo? Crediamo nel karma e lavoriamo sodo tutto il giorno. Tutto ciò che avete esposto è già praticato e predicato qui”.
In quel momento, qualcuno replicò: “È venuto uno Svāmījī e ci ha dato qualcosa, senza prendere nulla in cambio. Cosa ci ha donato? Ci ha donato harināma (il mantra trascendentale) e ci ha mostrato come applicare il tilaka (i sacri segni sul corpo). Inoltre, ci ha spiegato che Kṛṣṇa è la Suprema Personalità di Dio, Bhagavān, che ci donerà la pace reale e l’amore immacolato. Discusse argomenti quali śānti (pace), prema (amore) e maitrī (amicizia), e ci mostrò come applicare questi principi nelle nostre vite. Ci diede queste cose”.
“Ispirò i giovani ad adottare valori e pratice spirituali altamente civili, come radersi il capo e applicare il tilaka. Inoltre, ci esortò ad abbandonare le cose nocive, come la carne, l’alcol, il gioco d’azzardo e il sesso illecito. Sebbene qui tutti parlino di banali temi religiosi, dicendo le stesse cose, egli ci insegnò l’esatto opposto proclamando la verità suprema”.
Osservate le cose audaci che questa persona disse sulla filosofia Vaiṣṇava, senza alcuna riserva. Questa persona proclamò distintamente: “Svāmījī ci ha dato questi preziosi insegnamenti, tuttavia tutti voi predicate diversamente. Svāmī Mahārāja ci ha rivelato cosa sia la genuina filosofia Vaiṣṇava”.
Chi è l’oratore perfetto? Colui che proclama la verità dagli śāstra:
dharmaḥ projjhita-kaitavo ’tra paramo nirmatsarāṇāṁ satāṁ
vedyaṁ vāstavam atra vastu śivadaṁ tāpa-trayonmūlanam
śrīmad-bhāgavate mahā-muni-kṛte kiṁ vā parair īśvaraḥ
sadyo hṛdy avarudhyate ’tra kṛtibhiḥ śuśrūṣubhis tat-kṣaṇāt
Śrīmad-Bhāgavatam (1.1.2)
[Rigettando completamente tutte le attività religiose materialmente motivate, questo Bhāgavata Purāṇa propone la verità suprema, comprensibile solo ai devoti che sono pienamente puri di cuore. La verità suprema è la realtà distinta dall’illusione per il benessere di tutti. Tale verità sradica le triplici miserie. Questo bellissimo Bhāgavatam, compilato dal grande saggio Vyāsadeva [nella sua maturità], è sufficiente di per sé per la realizzazione di Dio. Qual è il bisogno di qualsiasi altra scrittura? Non appena uno ascolta con attenzione e sottomissione il messaggio del Bhāgavatam, mediante questa coltivazione della conoscenza il Signore Supremo Si stabilisce immediatamente nel suo cuore.]
‘Dharmaḥ projjhita’ significa rigettare completamente la religiosità che è ‘kaitavaḥ’, materialmente motivata e ingannevole per natura – conosciuta anche come kapaṭa dharma o chala (ingannevole) dharma.
pṛthivīte yāhā kichu dharma-nāme cale
bhagavat prahe tāhāṅ paripūrṇa chale
Jaiva-dharma (Capitolo 40)
[Il Bhāgavata afferma che tutto ciò che nel mondo passa per dharma è in realtà totale inganno.]
In questo mondo materiale, esistono molti tipi di cosiddetti dharma, conosciuti in hindi anche come chala, o kapaṭa dharma, doppiezza e ipocrisia. Il Bhāgavata-dharma è il dharma perfetto, conosciuto con molti nomi quali: vaiṣṇava-dharma, jaiva-dharma o sanātana-dharma.
Nello Jaiva-dharma di Śrīla Bhaktivinoda Ṭhākura, questo argomento è elaborato molto bene. Se il dharma è uno, perché appaiono tanti dharma? È spiegato molto chiaramente: il dharma è uno e quel dharma perfetto è conosciuto come – ātmā-dharma, jaiva-dharma, vaiṣṇava-dharma o sanātana-dharma. Questo è il dharma perfetto.
Noi non siamo brāhmaṇa (sacerdoti), vaiśya (commercianti), o śūdra (lavoratori). Sebbene molte persone affermino: “Io seguo il dharma brāhmaṇico e altri seguono un dharma diverso come il dharma buddista o il dharma cristiano”. In realtà non è così, esiste in verità un solo dharma — il jaiva-dharma (propensione naturale delle entità viventi) — e questa pratica corretta fu predicata da Śrīla Svāmī Mahārāja. Questo dharma indica la vera natura dell’anima, il nostro dharma intrinseco:
jīvera ‘svarūpa’ haya — kṛṣṇera ‘nitya-dāsa’
kṛṣṇera ‘taṭasthā-śakti’ ‘bhedābheda-prakāśa’
Caitanya-caritāmṛta (Madhya-līlā 20.108)
[La natura costituzionale (svarūpa) dell’jīva è quella di essere un eterno servitore (nitya-dāsa) di Kṛṣṇa, poiché egli è l’energia marginale (taṭasthā-śakti) di Kṛṣṇa.]
Come spiegato nello Jaiva-dharma, esiste un solo dharma spontaneo e la predicazione di Svāmī Mahārāja ci mostrò il modo corretto di praticarlo.
“Sarai il Miglior Predicatore”
Una volta, a Kolkata, si tenne una grande dharma-sabhā (assemblea religiosa) con molti oratori, incluso il famoso e potente oratore Rabindranath Tagore, vincitore di un premio Nobel.
Tuttavia, dopo che ebbe parlato Bhaktivedānta Svāmī Mahārāja – il cui nome all’epoca era Abhaya Bābu – Rabindranath Tagore gli rivolse queste parole: “Molti oratori hanno dichiarato molte cose sul dharma. Ma quando parlasti tu, toccasti il cuore di tutti e lo facesti sciogliere completamente”. Poi, Rabindranath suggerì: “Se deciderai di predicare, sarai il miglior predicatore”.
In quel periodo, Śrīla Bhaktivedānta Svāmī Mahārāja era un uomo d’affari di grande successo e lavorava come dirigente per una grande azienda farmaceutica. Inoltre, organizzò questa dharma-sabhā con l’aiuto di fondi raccolti dalla sua agiata cerchia sociale.
Più tardi, Śrīla Bhaktivedānta Svāmī Mahārāja accettò harināma e dīkṣā da Śrīla Bhaktisiddhānta Sarasvatī Prabhupāda. Il suo Gurudeva gli disse: “Se predicherai nei paesi occidentali, la nostra missione si diffonderà sempre di più”. Tuttavia, egli non seguì immediatamente questa istruzione di andare a predicare. Piuttosto, pensò con grande umiltà: “Sono un gṛhastha (capofamiglia) e devo mantenere i miei affari e altri interessi. Come potrò predicare e al contempo compiere queste cose?”
Trascorsero circa quarant’anni ed egli non adempì alle istruzioni del suo Gurudeva. Nel frattempo, Bhaktisiddhānta Prabhupāda inviò molti predicatori nei paesi occidentali. Una volta, Śrīla Bhakti Hṛdaya Bon Mahārāja viaggiò fino in Germania per tenere una conferenza in un’università tedesca e, con grande sorpresa di tutti, la tenne in un tedesco perfetto. Tutti questi eventi sono registrati nella storia della sua vita. Tutti i presenti rimasero sbalorditi da come qualcuno proveniente dal Bengala, in India, potesse recitare quella conferenza in un tedesco perfetto. Predicò anche in Inghilterra e ebbe persino il Re d’Inghilterra tra il suo pubblico – il quale rimase anch’egli impressionato dalla sua conferenza.
Purtroppo, insieme agli sforzi di Śrīla Bhakti Hṛdaya Bon Mahārāja, quelli di altri diversi predicatori di spicco all’interno della Gauḍīya Maṭha, come Śrīla Bhakti Sāraṅga Gosvāmī Mahārāja, Śrīla Bhakti Vilāsa Tīrtha Mahārāja e altri discepoli di Śrīla Bhaktisiddhānta Prabhupāda, non ebbero infine successo.
Dopo questi quarant’anni, B.V. Svāmī Mahārāja pensava: “Il mio Gurudeva mi ha dato l’ordine di predicare nei paesi occidentali. Ma come predicherò? Come predicherò?”. Senza la misericordia del guru, è impossibile predicare. Chi ascolterà la vostra hari-kathā? Potreste pensare: “Sono un oratore molto bravo, accompagnato da un cantante esperto, quindi tutti saranno attratti”.
Tuttavia, in realtà, ciò non è vero, perché senza la misericordia del Guru e di Kṛṣṇa, nessuno vi ascolterà veramente. Forse alcune persone potranno partecipare e ascoltare, ma i loro cuori non saranno commossi. Molti cantanti si esibiscono con milioni di persone che li guardano in televisione – eppure, cosa è avvenuto? Nulla. Nessun cuore è stato toccato. Forse l’avete già sperimentato in passato. Cosa è accaduto dentro di voi? Nulla. Nessun cuore fu toccato; tutti proseguirono con la gratificazione dei sensi e il compimento di attività peccaminose. In India ciò accade spesso; molti cantanti e oratori organizzano assemblee dove migliaia di persone partecipano per ascoltare Bhāgavata-kathā, sebbene nulla ne risulti.
Nello Śrīmad-Bhāgavatam, Śukadeva Gosvāmīpāda disse:
yasyāham anugṛhṇāmi
hariṣye tad-dhanaṁ śanaiḥ
tato ’dhanaṁ tyajanty asya
svajanā duḥkha-duḥkhitam
Śrīmad-Bhāgavatam (10.88.8)
[Se Io concedo un favore speciale a qualcuno, gradualmente lo privo della sua ricchezza. Allora i parenti e gli amici di quell’uomo impoverito lo abbandonano. In questo modo egli soffre un’angoscia dopo l’altra.]
Kṛṣṇa dice: “Colui al quale sto concedendo misericordia, automaticamente rimuovo tutti i suoi attaccamenti”. Ora, tutti i suoi affari (di B.V. Svāmī Mahārāja) fallirono; eppure, a causa dei suoi attaccamenti, pensava: “No, devo continuare a lavorare sui miei affari”.
Gurudeva ci raccontava che quando Svāmī Mahārāja arrivò a Mathurā, alloggiava vicino a Viśrāma-ghāṭa. Lì aveva una stanza e tentò di avviare un’altra attività commerciale, ma non ebbe successo – non guadagnava abbastanza nemmeno per pagare l’affitto. Gurudeva lo incontrò molte volte e chiese: “Oh, vieni a stare nel nostro tempio con noi”. Tuttavia, Bhaktivedānta Svāmī Mahārāja rispose: “No, no, non voglio diventare un sādhu”. Poi un giorno, Gurudeva stesso andò nella sua stanza, prese tutto il suo bagaglio, lo pose su un risciò e lo condusse al nostro Śrī Keśavajī Gauḍīya Maṭha. Insistette: “Devi venire”.
A quei tempi, un risciò costava solo circa cinquanta paisa. Svāmī Mahārāja non aveva nemmeno cinquanta paisa per pagare l’autista, così Gurudeva gli disse: “Pagherò io”, e diede il denaro al wallah del risciò. In seguito, Gurudeva gli disse: “Rimarrai con noi e non dovrai fare nulla”. Essendo molto umile, pensava: “Oh, alla mia vecchiaia, se rimango nel tempio, i brahmacārī mi criticheranno e diranno: ‘Oh, tutta la tua vita, tutte le tue energie sono state spese per la tua famiglia e ora, il peso della tua vecchiaia grava sulle spalle di noi brahmacārī?’”. Questa è la natura.
Temendo che lo criticassero, Svāmī Mahārāja non voleva rimanere al tempio. Comunque, Gurudeva lo costrinse: “No, rimarrai con noi. Dovrai solo curare la nostra rivista (patrikā) in hindi. Non c’è bisogno di fare altro, nessun sevā (servizio) faticoso”. A quel tempo Svāmī Mahārāja era anziano, aveva circa sessant’anni.
Allora, Śrīla Gurudeva lo esortò umilmente: “Devi prendere il sannyāsa”. Gurudeva, a quel tempo, aveva già accettato il sannyāsa. Śrīla Bhaktivedānta Svāmī Mahārāja era più anziano, e sarebbe stato naturale che avesse accettato il sannyāsa prima di Gurudeva. Così, Gurudeva disse: “O Prabhu, ti prego, prendi il sannyāsa”.
Ma Śrīla Bhaktivedānta Svāmī Mahārāja gli disse: “Non voglio prendere il sannyāsa”. Tuttavia, quando Paramaguru Mahārāja (Śrīla Bhakti Prajñāna Keśava Gosvāmī Mahārāja) giunse, Gurudeva, Śrīla Bhaktivedānta Nārāyaṇa Gosvāmī Mahārāja, richiese: “Per favore, concedigli il sannyāsa”. Ciononostante, Bhaktivedānta Svāmī Mahārāja rispose nuovamente: “No, no. Accetterò solo se Sanātana Prabhu (nome da sannyāsī – Munī Mahārāja) prenderà il sannyāsa”. Così alla fine accettò il sannyāsa e Gurudeva eseguì per lui il yajña (sacrificio del fuoco) del sannyāsa. Gli preparò anche il suo daṇḍa, il dor-kauṅpīna, ecc. Gurudeva agì come un purohita brāhmaṇa (un sacerdote che esegue i rituali in un tempio o in qualsiasi altro luogo dove si svolge un rito).
Qual è il passo successivo per colui che ha accettato il sannyāsa? Deve andare a predicare. In un’occasione, quando Bhaktivedānta Svāmī Mahārāja andò a predicare a Jhānsi, sorse un grosso problema, oh mio Dio. Śeṣāyī Prabhu disse: “Io ero il suo principale sevaka (servitore). Andai con lui e quattro brahmacārī a predicare a Jhānsi. Egli predicò qua e là, ma purtroppo non molti parteciparono alla sua hari-kathā”. Alloggiavano nella casa di un direttore di banca e dopo un po’, un brahmacārī se ne andò, poi un altro. Śeṣāyī Prabhu disse: “Io rimasi lì con lui, tuttavia tutti gli altri brahmacārī se ne andarono perché nessuno partecipava ai programmi per ascoltare la sua hari-kathā”.
Svāmī Mahārāja pensava: “Oh, Kṛṣṇa non mi permette di predicare”. Così decise di rimanere nella casa di quel direttore di banca e cantare i santi nomi. Cantava tre lakh (trecentomila) di santi nomi quotidianamente, forse di più – ho udito questo solo da Śeṣāyī Prabhu. Mentre era lì, non faceva che cantare i santi nomi e cantare.
Dopo un mese decise: “Devo tornare”. Così, Śeṣāyī Prabhu e Svāmī Mahārāja tornarono allo Śrī Keśavajī Gauḍīya Maṭha. Il suo ragionamento fu: “Eseguirò il mio bhajana e sādhana a Vṛndāvana. Non avevo altra opzione poiché nessuno era attratto dalla mia hari-kathā, nessuno ascoltava. Cosa posso fare?”. Più tardi, giunse a Vṛndāvana e andò al tempio di Rādhā-Dāmodara, dove trascorse il suo tempo cantando i santi nomi, eseguendo il suo bhajana e sādhana, preparando la sua edizione della Bhagavad-gītā As It Is, e iniziando la traduzione dello Śrīmad-Bhāgavatam.
Gurudeva mostrava sempre tanto amore e affetto verso di lui. Diceva: “Ogni due o tre giorni, visitavo Vṛndāvana e mi incontravo con lui. A volte, io preparavo i cāpātī e lui li friggeva”. Dopodiché, entrambi rimanevano insieme a discutere di hari-kathā, come facevano Rūpa e Sanātana Gosvāmī quando risiedevano rispettivamente a Ter-kadamba e Pāvana-sarovara. Talvolta, Sanātana Gosvāmīpāda viaggiava fino a Ter-kadamba per incontrare Rūpa Gosvāmīpāda e condividere hari-kathā.
Durante l’era di Gurudeva non c’era opulenza. Gurudeva disse: “Semplicemente stendevo il mio stesso cādar (coperta) e ci sedevamo insieme per prendere il cāpātī. Non c’era sabjī, niente per accompagnare il pane”. Forse avevano anche del cātnī di mango sottaceto o qualcosa di simile.
Alla fine, Bhaktivedānta Svāmī Mahārāja pensò: “Devo andare a predicare nei paesi occidentali”. Decise che, a qualunque costo, avrebbe visitato i paesi occidentali. Aveva completato la sua edizione della Bhagavad-gītā, e ne aveva persino offerto una copia al Primo Ministro Lal Bahādur Śāstrī. Poi organizzò di viaggiare attraverso il continente su una nave chiamata Jaladūta.
Come fu possibile per una persona della sua età viaggiare verso i paesi occidentali via nave? Credo che la durata del viaggio fosse di circa trenta o quarantacinque giorni. Talvolta, anch’io ho utilizzato un metodo di viaggio simile. Una volta andai in Sardegna in barca; ci volle un giorno intero e per tutto il tempo il corpo pativa per il rollio della barca.
A volte stai dormendo e improvvisamente, cadi dal letto! Riuscite a immaginare di stare su una nave in mare per quaranta giorni? La situazione fu così terribile che ebbe persino due attacchi cardiaci durante il viaggio. Ciononostante, giunse in America, e iniziarono i suoi passatempi di predicazione in Occidente, che molti di voi già conoscono.
Svāmī Mahārāja si diresse in Occidente per predicare in un paese completamente materialista. Durante il primo anno, fu ospitato da indiani non devoti che non erano particolarmente ricettivi alla sua predicazione. È molto difficile predicare nei paesi occidentali. Anche il suo praṇāma-mantra dice: ‘nirviśeṣa-śūnyavādi-paścatya-deśa-tāriṇe’ – colui che liberò i paesi occidentali, pieni di impersonalismo e nichilismo. Dunque, come predicò?
Inizialmente, non molti ascoltavano questa hari-kathā. All’inizio fu molto difficile per lui compiere la sua missione. Oggigiorno è molto facile. Ovunque visitiamo, siano essi discepoli di Svāmī Mahārāja, di Gour Govinda Mahārāja, o di un altro guru, ci ospitano nelle loro case e ci offrono delizioso prasāda. Non è forse vero? Rispetto alle generazioni precedenti, sento che la situazione per i predicatori è attualmente molto più facile.
In questo modo, per un anno Bhaktivedānta Svāmī Mahārāja non poté predicare né qui né là. Come avrebbe potuto predicare? Chi avrebbe ascoltato la sua hari-kathā? Ricordate sempre: senza la misericordia del Guru e di Kṛṣṇa, il successo nella predicazione non è possibile. Di cosa c’è veramente bisogno? Guru-niṣṭhā (ferma fede nel Guru), e un giorno, i vostri sforzi avranno successo.
Śrīla Bhaktivedānta Vāna Mahārāja
2012, Olanda
