Sri Nandotsava

[In questo giorno straordinario e propizio di Nanda Mahotsava, celebriamo l’avvento di Sri Krishna, guidati dalla misericordia infinita e incondizionata del Guru e di Gauranga. Ci è data l’opportunità unica di offrire questa ambrosia di hari-katha, espressa dalle labbra di loto del nostro venerato Srila Gurudeva, Sri Srimad Bhaktivedanta Vana Gosvami Maharaja. Queste parole furono pronunciate il 6 settembre 2015, in Russia, nel diciottesimo anno del suo sacro viaggio di divulgazione spirituale]
Le Celebrazioni di Nanda Mahotsava

Dopo la magnifica festa del Janmashtami, che ha segnato l’apparizione di Sri Krishna, oggi siamo benedetti da un altro giorno propizio e di buon auspicio: il Nanda Mahotsava, la festa che celebra l’Apparizione del figlio di Nanda Maharaja. In onore di questo evento, Nanda Maharaja ha organizzato una grandiosa celebrazione, elargendo generose donazioni ai Vrajavasis.

nanda ke ānanda bhayo jaya kanhaiyā lāl kī
hāthī dīno ghoḍā dīno aur dīnī pālakī

Nanda Ke Ananda Bhayo

canto tradizionale di Vraja

[Grande è la gioia di Nanda, vittoria a Kanhaiya Lal! Elefanti, cavalli, palanchini, a tutti egli donò]

Questo canto risuona tra i Vrajavasi, che lodano Krishna come l’incarnazione della beatitudine divina. Con l’arrivo della divina beatitudine nella dimora di Nanda Maharaja, ogni cuore è pervaso da una gioia trascendentale; Krishna, noto come ananda-kanda (la fonte della beatitudine trascendentale) Krishnachandra.

Ieri, ho parlato di come la beatitudine trascendentale, una volta risvegliata nel cuore, cancelli la jada-ananda, la felicità materiale. Questo mondo è dominato dal desiderio di piaceri materiali, ma cosa sono veramente?

Citando alcuni esempi, sono il bhojana-ananda (desiderio di riempire la propria pancia),  alcuni ricercano il piacere di saziare l’appetito con cibi squisiti, o lo shayana-ananda, il conforto di un morbido giaciglio. Molti anelano a una dolce compagnia, ricchezza, dimore, veicoli, beni materiali. Ma quando la beatitudine trascendentale si manifesta, quando Krishna si rivela nel cuore, ogni desiderio materiale svanisce.

A Vrindavana, Krishna è considerato figlio non solo di Nanda e Yashoda, ma di ogni abitante, immergendoli nell’aprakrita-ananda, la beatitudine divina. Nanda e Yashoda sono particolarmente immersi nella beatitudine di Sri Krishna. In questo giorno di gioia e generosità, Nanda Maharaja elargisce doni di ogni sorta ai brahmana (sacerdoti) e a tutti gli altri, per celebrare la sua immensa felicità.

Hāthī dīno ghoḍā dīno aur dīnī pālakī – Nanda Maharaja offrì in dono palanchini agli anziani, affinché potessero sedersi ed essere trasportati comodamente durante il viaggio. Ai giovani, invece, regalò vigorosi cavalli su cui poter cavalcare. E per coloro nel fiore degli anni, magnifici elefanti per poter viaggiare. Così, in tre modi diversi, egli onorò ogni fase della vita. E non solo doni di viaggio, ma anche prelibatezze culinarie: laddu e kachori per i giovani, che potevano masticare meglio, e dolci liquidi come il rasa-malai per gli anziani. La gioia si diffuse tra i vrajavasi, saziati di dolcezza e generosità.

E così si cantava:

nanda ke ānanda bhayo jaya kanhaiyā lāl kī
hāthī dīno ghoḍā dīno aur dīnī pālakī

In Vraja, l’ebbrezza della felicità permeava ogni cosa. Yogamaya, la divina Vrinda-devi, adornava Vrindavana con una bellezza senza pari, ogni albero si vestiva di fiori in fiore e frutti succosi.

yamunā-puline, kadamba-vana meń, chavi kaun dekhi āja

śyāma baḿśīdhārī, maṇi-mañcopari, kare līlā rasarāja

kṛṣṇa-keli sudhā-prasravana

aṣṭa-dalopari, śrī rādhā śrī hari, aṣṭa-sakhī parijana

sugīta-nartana, saba sakhī-jaṇa, sevita yugala-dhane

kṛṣṇa-līlā lakhi, prakṛti-sundarī, bikharāye śobhā vane

gṛha na jāuń, vane meń praveśuń, līlā-rasa ke tare

tyāgi kula-lāja, bhajo vraja-rāja, vinoda binatī kare

radhe radhe radhe jay jay jay śrī radhe

Yamuna Puline Kadamba Vana Men

[Oh sakhi, mia cara amica! Cosa ho visto oggi? In un boschetto di kadamba sulle rive dello Yamuna, un bellissimo giovane dalla pelle scura, con in mano un lungo flauto (vamshi), siede su un trono di gioielli. È Krishna, che compie i Suoi divini passatempi come Signore di tutti i piaceri trascendentali!

Sugli otto petali di un altare ingioiellato siedono Sri Radha e Sri Hari, circondati dalle otto gopi principali, loro fedeli assistenti. Qui Krishna si dedica ai Suoi giochi amorosi, che sono come una cascata di nettare.

Le gopi, cantando dolci melodie e danzando con grazia, servono la divina coppia con devozione. Così contemplo i passatempi di Krishna con le sue splendide compagne che si diffondono per tutta la foresta incantata.

Per assaporare questi nettarei passatempi, non tornerò a casa mia, ma entrerò nella foresta. Rinunciando a ogni timore e vergogna familiare, adorerò il Signore di Vraja. Questa è l’umile preghiera di Bhaktivinoda]

A Nanda-bhavana, la dimora di Nanda Maharaja, si celebrava con grande gioia la nascita di suo figlio. Tutti gli abitanti di Vraja erano totalmente immersi nell’amore divino per Krishna. Nanda Maharaja aveva organizzato una festa meravigliosa, e Yogamaya (Vrinda-devi) aveva perfettamente decorato ogni cosa: fiori, frutti, foglie e alberi adornavano splendidamente l’atmosfera. Ogni fiore era sbocciato, rilasciando nell’aria una tale quantità di polline colorato da far sembrare il cielo un dipinto vivente.

La presenza di Krishna, la fonte stessa della beatitudine divina (ananda-kanda), inondava di gioia il cuore di tutti i presenti. Persino gli dei e le dee scesero a Vrindavana in forma umana per avere il darshan di Sri Krishna. Tra loro giunse anche il Signore Shiva.

L’Apparizione del Signore Shiva a Nanda-bhavana

Il Signore Shiva fece la sua comparsa sotto le sembianze di uno yogi, con i capelli intrecciati in trecce, un serpente avvolto al collo e indossando variopinti pezzi di stoffa. Nei suoi pensieri, Shiva si diceva: “Il mio amato Signore Krishna compie i suoi dolci passatempi (lila) qui a Vraja, soprattutto quelli della sua infanzia. Devo vedere con i miei occhi quanto sia dolce!”. Così, Shiva giunse suonando il suo damaru, il tipico tamburo degli asceti, mentre nell’altra mano reggeva il trishula (tridente). Entrando nella dimora di Nanda Maharaja, intonava il canto “alakha niranjana, alakha niranjana, alakha niranjana…“. Krishna, che si trovava in una stanza, pensò: “Oh, il mio devoto Shiva è arrivato. Devo concedergli il mio darshan“. Così, il piccolo Krishna iniziò a piangere. Madre Yashoda, preoccupata, pensò: “Forse questo yogi possiede poteri mistici e sta turbando la mente del mio bambino”. Timorosa, non voleva permettere allo yogi di vedere Krishna.

Shiva, però, era determinato: “Devo avere il Suo darshan!”. Ricominciò a suonare il damaru e di nuovo Krishna scoppiò in lacrime. Il Signore pensava: “Devo mostrarmi a lui e benedirlo”. A quel punto, tutte le sakhi, le giovani amiche, dissero a Madre Yashoda: “Oh, questo yogi è venuto apposta, deve poter vedere il tuo Krishna”. Nonostante ciò, Yashoda-maiya, presa dal suo intenso amore materno (vatsalya-bhava), continuava a rifiutarsi. Krishna non smetteva di piangere, finché alla fine Madre Yashoda cedette. Avvolse il bambino in un panno, gli applicò il kajal (mascara) sulla fronte, lo adornò con altri gioielli e lo portò fuori.

Nel momento in cui Madre Yashoda mostrò il piccolo Krishna a Shiva, questi cadde in una profonda trance spirituale. Krishna smise di piangere e Madre Yashoda disse allo yogi: “Puoi rimanere nei pressi del nostro villaggio. Ogni volta che mio figlio piangerà, potrai venire a vederlo”. Seguendo queste istruzioni, il Signore Shiva si stabilì in un luogo vicino a Nandagaon, pronto ad accorrere quando necessario.

L’Arrivo di Putana a Vraja

In questo modo, Krishna compiva i suoi dolci passatempi a Nandagaon. Brahma, Narada, Indra e tutti gli altri esseri celesti giunsero a Vraja per avere il darshana di Govinda. Nel frattempo, a Mathura, Kamsa tremava di paura all’idea dell’avvento del Signore Vishnu. Un giorno, per volere di Yogamaya, una voce eterea risuonò dicendo a Kamsa: “Colui che ti ucciderà, Krishna, è nato a Vraja”. Terrorizzato, Kamsa non faceva che chiedersi: “Come potrò eliminare questo bambino?”.

Kamsa convocò i suoi demoni (asura): Putana, Aghasura, Bakasura e Trinavarta, ordinando loro di uccidere Krishna. Putana si fece avanti: “Posso uccidere Krishna per te con i miei poteri mistici!”. Kamsa replicò sarcastico: “Come pensi di entrare a Vraja? Il tuo aspetto è così appariscente: gambe da elefante, naso lungo dieci metri, capelli fiammeggianti… Come credi che i Vrajavasi ti lascerebbero passare?”. “Non preoccuparti!”, rispose Putana. “Ho poteri mistici. Posso assumere le sembianze di una bellissima giovane senza bisogno di un salone di bellezza”.

Se non si è attraenti, si può sempre andare in un salone di bellezza e si viene truccati così bene che nessuno potrà riconoscervi. Con grande sicurezza, Putana assicurò a Kamsa: “Posso far apparire splendidi capelli ricci che arrivano sotto le ginocchia. Posso avere il naso delicato di una fanciulla, come le Lakshmi a Vaikuntha, senza alcun intervento”. Così, si trasformò in un’affascinante giovane donna. Poi, cosparse i suoi seni di veleno. Putana era convinta che allattando Krishna col suo veleno, il bambino sarebbe morto. Arrogantemente, Putana giunse a Vraja splendida come una regina di Vaikuntha.

In quel periodo, i Vrajavasi stavano celebrando i primi sei giorni di vita di Krishna. Secondo la tradizione vedica, il sesto giorno dalla nascita di un bambino si onorano gli esseri celesti. C’era una bellissima festa e tutti erano felici; giorno e notte la gente veniva per il darshan di Govinda, senza alcun controllo sugli arrivi o le partenze. Putana pensò: “Che posto meraviglioso, nessuna guardia, nessun supervisore, nessuno può fermarmi”. A differenza di un aeroporto moderno, con sistemi di sicurezza avanzati e scanner corporei, a Vraja non c’erano controlli. Sembrava che chiunque potesse entrare liberamente e avere il darshan di Govinda. Ma Yogamaya mantiene una protezione invisibile e verifica chiunque cerchi di entrare a Vraja; senza dedizione spirituale (bhajana) e pratiche devozionali (sadhana), non è permesso l’ingresso a Vraja.

Una volta Kamsa tentò di entrare, ma Yogamaya lo gettò in uno stagno, trasformandolo in una vecchia decrepita con le guance cadenti, senza denti, con una chiazza di capelli bianchi sulla nuca, gli occhi affossati e un naso molto lungo. I Vrajavasi, vedendola, chiesero: “Da dove vieni?”. Confusa, non seppe rispondere e le giovani ragazze di Vraja la picchiarono. Allora, Paurnamasi (Yogamaya) la riprese e la rimise nello stagno, restituendole il suo aspetto originale. Kamsa tornò a Mathura e non osò più avvicinarsi a Vrindavana. Come già detto, le persone non qualificate non possono mai entrare a Vraja, ma il loro ingresso è sempre controllato da Yogamaya.

Ora potrebbe sorgere una domanda: come potè allora Putana entrare? Fu Yogamaya stessa a permetterglielo, per realizzare il desiderio di Krishna di compiere il passatempo della sua uccisione. Krishna stava pensando: “Mi divertirò ad uccidere la demonessa Putana”. Putana, nelle vesti di una bella giovane, nello stato d’animo materno, cercò di allattare Krishna col suo seno avvelenato. Yogamaya le concesse l’ingresso solo per soddisfare il volere di Krishna.

aho bakī yaṁ stana-kāla-kūṭaṁ

jighāṁsayāpāyayad apy asādhvī

lebhe gatiṁ dhātry-ucitāṁ tato ‘nyaṁ

kaṁ vā dayāluṁ śaraṇaṁ vrajema

Srimad-Bhagavatam (3.2.23)

[Ahimè, a chi altro potremmo rivolgerci, più misericordioso di Colui che concesse la posizione di madre persino a una demonessa come Putana? Sebbene infedele e intenzionata a ucciderlo col veleno del suo seno, Egli la elevò allo stadio più elevato]

Shukadeva Gosvami disse a Pariksit Maharaja: “Chi non vorrebbe trovare rifugio ai piedi di loto di Sri Krishna, l’incarnazione stessa dell’amore divino?”

Aho bakī yaṁ stana-kāla-kūṭaṁ. Putana, sorella di Bakasura, fingeva di avere amore materno (matri-bhava), ma in realtà il suo intento era uccidere Krishna.”

aho bakī yaṁ stana-kāla-kūṭaṁ

jighāṁsayāpāyayad apy asādhvī

lebhe gatiṁ dhātry-ucitāṁ tato ‘nyaṁ

kaṁ vā dayāluṁ śaraṇaṁ vrajema

Putana si trasformò in una fanciulla di straordinaria bellezza, simile a una regina del Vaikuntha. Grazie ai loro poteri mistici, i demoni possono facilmente assumere sembianze affascinanti con occhi attraenti e lunghi, che raggiungono le orecchie come la forma di un pesce. Con l’abilità di un artista esperto, Putana si creò occhi allungati fino alle orecchie, sopracciglia arcuate, un naso perfettamente dritto e lunghi capelli ricci che le scendevano sotto le ginocchia. Il suo viso risplendeva e i suoi denti brillavano come la luna. Le sue labbra erano di un delicato color rosso e le gengive ricordavano il colore del melograno. Il collo, particolarmente bello, era a forma di conchiglia e le guance splendevano come dolci rasagulla.

Così trasformata, Putana appariva come una giovane semi-dea. Indossava un elegante sari di seta e portava una piccola borsa. Gurudeva sorride dicendo: “Forse la borsa era vuota. A volte le persone si dichiarano ricche, ma le loro borse sono vuote!” Putana aveva una vita sottile, un seno prominente e gambe e piedi incantevoli. Prima i suoi piedi erano enormi come quelli di un elefante, ma ora erano diventati graziosi. Camminava con eleganza, masticando una noce di betel e tenendo in mano un bellissimo fiore di loto. Era completamente inebriata dalla sua giovinezza (madonmadati-yauvane), proprio come si canta di Srimati Radhika:

madonmadāti-yauvane pramoda-māna-maṇḍite

priyānurāga-rañjite kalā-vilāsa-paṇḍite

ananya-dhanya-kuñja-rājya-kāma keli-kovide

kadā kariṣyasīha māṁ kṛpā-kaṭākṣa-bhājanam

Sri Sri Radha-kripa-kataksha-stava

[O Tu che sei inebriata dalla Tua giovinezza, adorna del gioioso ornamento dell’orgoglio, che gioisci dell’attaccamento del Tuo amato e sei supremamente esperta nell’arte dell’amore. O Tu che sei la più sapiente nei giochi amorosi nei regni dei Tuoi boschetti segreti, quando mi renderai degno del tuo sguardo misericordioso?”

Srimati Radhika si inebria completamente della sua giovinezza, senza curarsi degli altri. 

Allo stesso modo, Putana era così assorbita dalla propria bellezza da non prestare attenzione a nessuno, pensando: “Ora sono Miss Universo”. Prima nessuno la degnava di uno sguardo, ma ora tutti, ammaliati dal suo fascino, esclamavano: “Guarda com’è splendida!”. Facendo ruotare delicatamente un fiore di loto tra le dita, passeggiava con noncuranza, convinta che tutto il resto fosse irrilevante.

Gli abitanti del villaggio rimasero stupefatti alla sua vista. I vrajavasi si chiedevano: “Chi è questa che arriva?”. Alcune ragazze che portavano vasi d’acqua sulla testa si fermarono per ammirare la bellissima Putana. Distratte, si scontrarono l’una con l’altra, facendo cadere e rompere tutti i loro vasi. Tutti erano catturati dalla sua straordinaria bellezza e dall’aura che emanava dal suo abbigliamento. I vrajavasi pensavano: “Forse Lakshmi-Devi è scesa da Vaikuntha”. Di conseguenza, nessuno osò interrogarla o chiederle chi fosse o da dove venisse. Putana entrò con estrema facilità nella casa di Nanda Maharaja. In quel momento, Madre Yashoda aveva posto il piccolo Krishna in un palanchino ed era entrata in un’altra stanza per sbrigare alcune faccende. Tutto era stato orchestrato alla perfezione da Yogamaya, che aveva guidato Putana a Vraja. Come altrimenti avrebbe potuto entrarvi? Solo grazie alla guida e al permesso di Yogamaya le fu concesso l’accesso.

In realtà, Putana era orribile e il suo corpo emanava odori nauseabondi perché uccideva neonati e ne beveva il sangue. Nello Srimad-Bhagavatam, Shukadeva Gosvami spiega: “pūtanā bāla-ghātinī śiśūṁś cacāra nighnantī – Putana uccideva i bambini piccoli e ne succhiava il sangue, ecco perché il suo corpo emanava questo odore fetido”. L’odore del corpo dipende dal cibo che si mangia; se si mangia cibo impuro, si avrà un cattivo odore. Ad esempio, se si consumano cipolla, aglio, carne, pesce o uova, il corpo emana un odore sgradevole. Se invece si mangia solo delizioso sattvika-prasada (cibo offerto al Signore nel guna della virtù), il corpo emanerà una dolce fragranza. Capite? Ogni giorno dovremmo mangiare solo prasada senza aglio o cipolla. Allora il nostro corpo avrà un profumo molto gradevole. È vero o no? Questa è la verità. Come ho detto, senza applicare alcun profumo, il vostro corpo emanerà una dolce fragranza. Quando si mangia solo maha-prasada (i resti del cibo offerto alle divinità), non ci sarà più bisogno di usare profumi. Dobbiamo mangiare solo maha-prasada ogni giorno.

mahā-prasāde govinde

nāma-brahmaṇi vaiṣṇave

svalpa-puṇyavatāḿ rājan

viśvāso naiva jāyate

Skanda Purana (Utkala-khanda)

[Chi ha poche attività pie al suo attivo non potrà mai sviluppare la fede nel maha-prasada, in Sri Govinda, nel santo nome del Signore o nei Vaishnava]

Il maha-prasada è estremamente potente. A causa del consumo di sostanze impure, il corpo di Putana emanava un odore molto sgradevole, anche se, grazie ai suoi poteri mistici, riusciva a mascherare queste qualità negative. Esteriormente, Putana appariva molto attraente, ma interiormente era piena di impurità. Il nome sanscrito Putana è composto da due parole: “puta“, che significa “puro”, e “na“, che significa “non”. Putana, quindi, significa “non pura”. Era apavitra (impura) perché, tra le altre azioni peccaminose, beveva il sangue di bambini piccoli e consumava cipolla, aglio e ogni sorta di cose inadeguate e insensate.

Putana entrò direttamente nella stanza dove Krishna stava dormendo su un morbido e soffice palanchino. Per volontà di Yogamaya, in quel momento la madre Yashoda e Rohini-devi non erano nella stessa stanza. Il neonato Krishna era ora solo con il demone Putana, la quale pensò: “Questa è una grande opportunità, devo uccidere Krishna adesso”. Quando entrò nella stanza, Krishna chiuse gli occhi e iniziò a riflettere: “Come farò a uccidere Putana?”. Poi ricordò i passatempi della figlia di Bali Maharaja, Ratnavali.

La vita precedente di Putana e il desiderio di Ratnavali

Nello Srimad-Bhagavatam, Shukadeva Gosvamipada spiega che nel momento stesso in cui Bali Maharaja offrì una donazione ai brahmana, apparve il Signore Vamanadeva, e la figlia di Bali Maharaja, Ratnavali, fu attratta dalla Sua bellissima forma. Vedendo la bellezza del Signore Vamanadeva, Ratnavali pensò: “Oh, che forma splendida e attraente, devo dargli il mio latte materno”.

Quando si vede un neonato carino, il cuore si riempie automaticamente del sentimento di affetto genitoriale. Soprattutto le donne, vedendo un bambino piccolo, provano istintivamente il desiderio di abbracciarlo e baciarlo. Allo stesso modo, quando Ratnavali notò Vamanadeva Bhagavan, ne fu profondamente attratta e pensò: “Devo allattarlo”. Tuttavia, in seguito, quando il Signore Vamanadeva prese tutte le proprietà di suo padre Bali Maharaja, Ratnavali si arrabbiò molto. Disse allora: “Questo ragazzo è un grande imbroglione. Ha ingannato mio padre con quei suoi piccoli piedi e alla fine ha preso tutte le sue proprietà. Un giorno, dovrò uccidere questo ragazzo mettendo del veleno sul mio seno e allattandolo”. Il Signore Vamanadeva, che è consapevole di tutto, pensò tra sé e sé: “Non può uccidermi perché sono Bhagavan. Tuttavia, devo soddisfare il desiderio di Ratnavali di allattarmi”.

Per questo motivo, nei krishna-lila, quando Ratnavali si presentò sotto le sembianze di Putana, Krishna decise: “Devo liberare Putana da questo corpo demoniaco. Putana è giunta nel Mio Vraja travestita da vatsalya-bhava (affetto genitoriale)”. Assumendo il ruolo di madre, pose Krishna sulle sue ginocchia e cercò di allattarlo. All’epoca, Krishna era solo un bambino di sei giorni, non aveva ancora sviluppato i denti e succhiava con le gengive morbide come quelle di un pesce. Se si inserisce un dito nella bocca di un pesce, questa si chiude e inizia a succhiare, proprio come fa un neonato. Pertanto, la dolce bocca di loto del piccolo Krishna è simile a quella di un pesce.

Tuttavia, Putana costrinse Krishna a bere il suo latte materno, che era intriso di veleno. Inizialmente, Krishna non desiderava succhiare il seno di Putana. Alla fine, però, toccò semplicemente il seno e cominciò a succhiare la sua aria vitale, causando a Putana un grave attacco di cuore. Durante un attacco cardiaco, una persona inizia inizialmente a sudare abbondantemente, poi a respirare con difficoltà e il dolore al petto aumenta. Così, solo posando le sue morbide labbra su di lei, Putana iniziò a manifestare gli stessi sintomi di chi sta subendo questo tipo di attacco cardiaco.

La morte di Putana per mano del piccolo Krishna

Le braccia di Putana possedevano la forza di diecimila elefanti, eppure ora non riusciva a staccare il neonato Krishna dal suo seno. Nonostante i suoi deboli sforzi, Krishna continuava a rimanere attaccato, succhiando la sua aria vitale. Alla fine, Putana si lamentò: “Cosa farò adesso?”. Il suo corpo era sudato e il suo cuore soffriva moltissimo. Non riuscendo a mantenere la sua forma mistica, tornò alla sua forma originale, putana-sharira (Putana dal corpo gigantesco) con gambe molto larghe, simili a quelle di un elefante. Se si andasse al mercato, certamente non si troverebbero scarpe della sua misura; il venditore di scarpe non sarebbe nemmeno in grado di misurare i suoi piedi. (Gurudeva ride) Così, tutte le caratteristiche spregevoli della sua forma originale riapparvero.

In quel momento, Putana pensò: “Devo tornare a Mathura, lì Kamsa e tutti i suoi associati mi toglieranno Krishna dal seno”. Iniziò quindi a volare nel cielo e, mentre si allontanava, apparve una grande tempesta. Come avviene durante un forte temporale, tutti i rami degli alberi della zona cominciarono a oscillare violentemente. Gli alberi si chiesero: “Cosa sta succedendo?”. Durante la tempesta, Putana volava sopra il cielo e sul suo petto era ancora agganciato Krishna. Tutti i Vrajaviani cominciarono a correre freneticamente e a guardare verso Putana, chiedendosi: “Dov’è Krishna?”. Alla fine qualcuno se ne accorse ed esclamò: “È sul petto di Putana!”.

Proprio mentre Putana stava entrando a Mathura, il suo corpo gigantesco cadde dal cielo nel giardino di Kamsa, distruggendo tutti gli alberi, proprio come il caos che si verifica durante un incidente aereo. Una volta atterrata, Putana lasciò il suo corpo. Quando i Vrajavasis arrivarono sul posto, videro il corpo enorme e privo di vita di Putana e compresero subito che Krishna era al sicuro. Lo trovarono seduto con calma e tranquillità sul petto di Putana. Il corpo di Putana era talmente grande che per raggiungerne la cima era necessaria una scala, poiché all’epoca non esistevano ascensori. (Gurudeva ride) Prima di svenire completamente, Madre Yashoda gridò: “Dov’è il mio lala (caro figlio)?”. Quando i Vrajavasis portarono Krishna giù dal petto di Putana e Lo consegnarono a Madre Yashoda, ella riprese i sensi.

I Vrajavasis decisero di bruciare il corpo di Putana. Lo Srimad-Bhagavatam descrive il processo di combustione del suo corpo gigantesco. Con delle asce, tagliarono il corpo a pezzi e li gettarono nel fuoco. Con grande stupore di tutti, accadde qualcosa di straordinario: quando misero il suo corpo nel fuoco, si sprigionò una fragranza dolcissima, simile a quella di un incenso molto pregiato, come la chandana (pasta di sandalo). Come è possibile? Per tutta la vita Putana aveva bevuto sangue e mangiato aglio e altre sostanze impure. Come poteva quindi il suo corpo emanare un odore così piacevole? Se si consumano cipolla e aglio e poi il proprio corpo viene bruciato, si sprigionerà sicuramente un cattivo odore. (Gurudeva ride) Tuttavia, se si consuma solo maha-prasada e il corpo viene bruciato, si diffonderà una dolce fragranza. Cosa preferite, il maha-prasada o la cipolla e l’aglio? Dopo la nostra morte, non saremo più vivi per sentire gli odori che emanano dai nostri corpi. Allora, perché dal corpo in fiamme di Putana usciva un odore così gradevole, come quello del chandana o della canfora? Il motivo è che Krishna aveva toccato il suo corpo con la Sua bocca di loto, purificandolo istantaneamente e producendo questa dolce fragranza quando venne bruciato. È così. Nel momento in cui Krishna tocca il corpo di qualcuno, questo acquisisce un profumo dolce e tutte le impurità svaniscono all’istante. Lo Srimad-Bhagavatam spiega chiaramente queste cose, illustrando il motivo per cui dal corpo di Putana si diffondeva un profumo dolce quando veniva bruciato.

In realtà, Krishna consegnò Putana a Goloka affinché diventasse una serva di Madre Yashoda. Shukadeva Gosvamipada ha glorificato questa putana-vadha-lila (liberazione di Putana) spiegando un insegnamento essenziale: indipendentemente dalle circostanze, se ci si arrende a Krishna, Egli vi accetterà. Krishna è incredibilmente misericordioso e meraviglioso, non si sofferma mai sui difetti di nessuno. Nella sua vita, Putana non ha mai praticato bhajana e sadhana. Si è invece travestita con un sentimento di matri-bhava e ha tentato di uccidere Krishna. Eppure, nonostante tutto ciò, Krishna l’ha accettata e l’ha liberata.

Bolo Vrindavana Bihari Lala ki jaya!

(Jaya jaya Sri Radhe!)

Link: https://gurudevtv.com/2015/09/06/nanda-mahotsava-russia-06-09-2015-morning/

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