Le Glorie di Śrīla Bhaktivedānta Vāmana Gosvāmī Mahārāja

Srila Bhaktivedanta Vamana Gosvami Maharaja
Il diksha-guru di Srila Bhaktivedanta Vana Gosvami Maharaja; il pilastro della Gaudiya Vedanta Samiti
La completa resa di Śrīla Bhaktivedānta Vāmana Gosvāmī Mahārāja Maharaja  

Il nostro amato Gurudeva, nitya-lila pravishta om vishnu-pada ashtottara-shata Sri Srimad Bhaktivedanta Vamana Gosvami Maharaja nacque nel Bengala orientale, l’odierno Bangladesh. All’età di sette o otto anni, Santosha – così era chiamato Gurudeva – partecipò al parikrama di Navadvīpa-dhāma con sua madre. Appena ebbe la visione (darśana) di Śrīla Bhaktisiddhānta Sarasvatī Prabhupāda, si arrese completamente ai suoi piedi di loto. 

Normalmente, dopo il Navadvipa-dhama parikrama, tutti i devoti fanno ritorno alle proprie case. Tuttavia, quando nostra madre cercò di riportare in Bengala il nostro Gurudeva, egli rispose semplicemente: “No, non voglio tornare là, sono giunto alla mia vera casa.” 

Se leggete la storia della vita di Narada Rishi, troverete molte somiglianze con la storia della vita del nostro Gurudeva. Nello Srimad-Bhagavatam, Narada Rishi narrò l’intera storia della sua vita a Vyasadeva Gosvami, raccontando come raggiunse la perfezione spirituale. 

Allo stesso modo, Śrīla Gurudeva disse a sua madre: “Sono arrivato alla mia vera casa e non tornerò nel Bengala orientale. Śrīla Bhaktisiddhanta Sarasvati Gosvami Prabhupāda è la mia vera madre e il mio vero padre”. 

Come spiegato nella Caitanya-caritāmṛta

‘sei se parama bandhu, sei pitā-mātā 
śrī-kṛṣṇa-caraṇe yei prema-bhakti-dātā’ 

“Colui che mi ha donato la relazione con Śrī Kṛṣṇa, 
è il mio supremo amico, mia madre e mio padre”. 
Egli è il guru. 

L’importanza di seguire le prime ingiunzioni shastriche  

Quando Santosha (Gurudeva) ascoltava l’hari-kathā (le narrazioni del Signore) dalle labbra di loto di Śrīla Bhaktisiddhānta Sarasvatī Prabhupāda, quale insegnamento riceveva? Inizialmente, nella Gaudīya Maṭha, si apprende l’ātma-tattva: “Tu non sei questo corpo. Sei l’anima, l’eterno servitore di Kṛṣṇa”. 

jīvera ‘svarūpa’ haya 
kṛṣṇera ‘nitya-dāsa’ 
kṛṣṇera ‘taṭasthā-śakti’ 
‘bhedābheda-prakāśa’ 

Caitanya-caritāmṛta (Madhya-līlā 20.108) 

[La natura costituzionale dell’essere vivente è quella di essere eterno servitore di Kṛṣṇa, poiché essendo l’energia marginale del Signore, è contemporaneamente una manifestazione identica e differente da Lui] 

Questo è chiamato il mantra Gaudīya, il mahā-mantra. Quando si espone l’hari-kathā per la prima volta, è essenziale spiegare: ‘jīvera ‘svarūpa’ haya kṛṣṇera ‘nitya-dāsa’ kṛṣṇera ‘taṭasthā-śakti’ ‘bhedābheda-prakāśa’. Prima di ogni altra kathā (lezione), occorre assimilare questi śloka (versi) fondamentali: 

labdhvā su-durlabham idaṁ bahu-sambhavānte 
mānuṣyam artha-dam anityam apīha dhīraḥ 
tūrṇaṁ yateta na pated anu-mṛtyu yāvan 
niḥśreyasāya viṣayaḥ khalu sarvataḥ syāt 

Śrīmad Bhāgavatam (11.9.29) 

[Dopo innumerevoli nascite, si ottiene questa rarissima forma umana, che benché temporanea permette di raggiungere la perfezione suprema. Perciò l’uomo saggio dovrebbe sforzarsi a ciò con impegno, finché il corpo – sempre esposto alla morte – non cade esanime. Dopo tutto, la gratificazione dei sensi è presente persino nelle specie più abominevoli, mentre la coscienza di Krishna è possibile solo per un essere umano] 

Lo Śrīmad Bhāgavatam attesta la rarità del corpo umano. Il verso afferma: ‘labdhvā su-durlabham idaṁ bahu-sambhavānte…’ – dopo 8.400.000 specie, il Signore ci concede misericordiosamente questa forma umana. Per quale scopo? Per raggiungere la perfezione suprema. Dobbiamo praticare il servizio devozionale fino all’ultimo respiro. 

Nelle vite precedenti, abbiamo sempre cercato le stesse quattro cose: mangiare, dormire, difenderci e accoppiarci, senza mai praticare la devozione verso il Signore. Per questo motivo, quando ascoltiamo “labdhvā su-durlabham idaṁ bahu-sambhavānte, mānuṣyam artha-dam anityam apīha dhīraḥ, tūrṇaṁ yateta na pated anu-mṛtyu yāvan, niḥśreyasāya viṣayaḥ khalu sarvataḥ syāt“, dobbiamo comprendere che in ogni vita abbiamo già goduto di queste quattro cose. 

Eppure, non siamo mai stati soddisfatti e abbiamo semplicemente dimenticato. Non ricordiamo più i diversi tipi di gratificazione dei sensi di cui abbiamo goduto nelle nostre vite precedenti. Māyā, l’energia illusoria del Signore, essendo molto astuta, ci fa dimenticare tutto, facendoci credere: “Questa è la mia prima vita, devo fare questo e quello”. Ma non è così. 

Perché racconto questo? Perché quando Śrīla Gurudeva ascoltò questa kathā, il suo cuore fu toccato profondamente. Voi ascoltate molte kathā, ma il vostro cuore rimane inalterato. Ascoltare l’hari-kathā significa riceverla nel cuore, lasciarne che vi tocchi. 

Quando Santosha udì queste parole, pensò: “Non posso tornare in Bangladesh. Resterò ai piedi di loto di Śrīla Bhaktisiddhānta Sarasvatī Prabhupāda”. Nonostante le insistenze della madre, piangendo Santosha ripeté: “No! Non voglio andare”. Alla fine, la madre lo lasciò al tempio, dove rimase sotto la guida di Nārāharī Sevā-vigraha Prabhu, considerata la madre della Gaudīya Maṭha, e servì anche tutti i Vaiṣṇava. 

Intelligenza straordinaria e memoria fotografica 

Queste kathā giungono direttamente dalle labbra di Śrīla Vāmana Gosvāmī Mahārāja, che ci raccontava come serviva i Vaiṣṇava, rimanendo sempre in loro associazione e memorizzando tutti gli śloka. All’epoca, Śrīla Prabhupāda premiava con un cioccolatino chi imparava uno śloka. Dieci-quindici brahmacārī (studenti nel tempio) venivano ogni giorno per un cioccolatino, ma Gurudeva ne imparava cinque, sei o addirittura sette al giorno, ricevendo altrettanti cioccolatini. 

Śrīla Gurudeva possedeva un’intelligenza prodigiosa e una memoria formidabile. Una volta chiesi direttamente al mio Gurudeva: “Gurudeva, quanti śloka conoscete?”. Rispose: “Se parlassi sette giorni e sette notti, non finirei di recitarli tutti”. Così tanti śloka! Per questo i Gaudīya Vaiṣṇava gli conferirono il titolo di “Dizionario Gaudīya” – Śabdakośa, che significa dizionario. 

Forse potete memorizzare un verso, ma poi dimenticate dove lo śloka è mezionato. Gurudeva invece ricordava ogni śloka, indicando in quale libro era menzionato, il numero di pagina e persino il numero dell’edizione, comprese tutte le specifiche variazioni delle edizioni. Per esempio, la Chaitanya-charitamrita è pubblicata sia in edizione bengalese che inglese, e i numeri di riferimento dei capitoli e dei versi variano tra le due. Tuttavia, il mio Gurudeva era sempre in grado di indicare esattamente quali śloka si trovavano in ciascuna edizione e poteva persino ricordare il numero preciso della pagina all’interno di ogni libro! Noi dimentichiamo facilmente questi dettagli. 

In quale sezione della Caitanya-caritāmṛta è menzionato questo śloka: ‘jīvera ‘svarūpa’ haya kṛṣṇera ‘nitya-dāsa’ kṛṣṇera ‘taṭasthā-śakti’ ‘bhedābheda-prakāśa‘? Si potrebbe facilmente rispondere ” Sanātana-śikṣā “, ma quale numero di pagina e quale edizione? Voi non riuscite a ricordare queste cose. 

Tuttavia, il mio Gurudeva era incredibilmente intelligente. Persino durante gli anni scolastici, non apriva mai i suoi libri in classe. Un giorno, mentre l’insegnante stava tenendo una lezione, Gurudeva non aveva aperto il suo libro, a differenza di tutti gli altri studenti che stavano leggendo. L’insegnante se ne accorse e, molto arrabbiato, gridò: “Ehi! Perché non hai aperto il tuo libro? Sto leggendo e voi dovreste tutti seguire insieme.” 

Un altro studente prontamente rispose: “Lui sa già tutto ciò che lei sta dicendo. Non ha bisogno di aprire il libro.” Così, l’insegnante volle verificare questa affermazione, e Gurudeva dimostrò di conoscere tutto del primo, del secondo e dell’ultimo capitolo del libro. Gurudeva disse: “Non ho mai aperto il mio libro, se leggo un libro una sola volta, posso facilmente ricordare tutto.” Diceva anche: “Se leggo uno śloka una volta, posso memorizzarlo.” Quando visitate Sri Rupa-Sanatana Gaudiya Matha o qualsiasi altro tempio, potete leggere molti śloka scritti in sanscrito su tutte le pareti – ma quante volte dovete leggere i versi per memorizzarli? “Dharma-kṣetre, kuru-kṣetre…“, e poi dimenticate. Il mio Gurudeva aveva un talento straordinario, non potete immaginarlo; non dimenticava mai nulla di ciò che leggeva. In Sanscrito esiste una parola per descrivere una tale personalità: medhāvī, che significa dotato di un intelletto acuto. 

Śrī Nṛsiṁhadeva Protegge i Suoi Sinceri Devoti 

Śrīla Bhaktisiddhanta Sarasvati Prabhupāda lo iscrisse a scuola, presso il Bhaktivinoda Institute. Un giorno, durante la stagione dei monsoni, arrivò una grande tempesta al mattino presto. Nārāharī Sevā-vigraha Prabhu disse: “Oh, c’è una forte pioggia, e la scuola dovrebbe essere chiusa. Quindi non c’è bisogno di andare a scuola oggi.” 

Per questo motivo, Gurudeva lavò il suo vestito, indossò un gamchā (un asciugamano) e iniziò a tagliare sabji (verdure) con Nārāharī Sevā-vigraha Prabhu . Il mio Gurudeva era molto esperto nel preparare e tagliare sabji. Śrīla Gurudeva, Śrīla Bhaktivedānta Nārāyaṇa Gosvāmī Mahārāja, disse persino: ” Śrīla Vāmana Gosvāmī Mahārāja cucina e taglia il sabji perfettamente.” 

Quando si prepara sabji da offrire come bhoga al Signore, una combinazione varia di verdure è importante, e se non è tutto tagliato nelle giuste dimensioni, il sabji potrebbe non essere adeguatamente cotto, in altre parole, rimanere un po’ crudo o non condito uniformemente 

Ogni volta che Śrīla Vāmana Gosvāmī Mahārāja cucinava, lo faceva in modo appropriato e perfetto. A quel tempo, circa 250 devoti risiedevano nel nostro tempio. E talvolta, quando Gurudeva assisteva Nārāharī Sevā-vigraha Prabhu nel cucinare, tutti riconoscevano e dicevano: “Oh, oggi ha cucinato Sajjana-sevaka,” e chiunque onorasse il suo prasāda conveniva quanto fosse delizioso e nettareo. Tutto era preparato adeguatamente con la giusta quantità di sale, e tutto ciò che cucinava era sempre esemplare. 

Gurudeva diceva: “Non uso mai molte spezie nella mia cucina.” Qualunque cosa cucinasse era dolce come nettare e tutti sapevano sempre dire: “Oh, oggi Sajjana-sevaka ha cucinato il sabji.” 

Tornando alla storia, quel giorno pioveva molto, e invece di andare a scuola, Gurudeva semplicemente lavò il suo vestito, indossò un gamchā e iniziò a tagliare il sabji con Nārāharī Sevā-vigraha Prabhu. Nel frattempo, Śrīla Bhaktisiddhānta Sarasvatī Prabhupāda passò di lì e chiese: “Ehi Sajjana, Sajjana-sevaka Brahmachari, non sei andato a scuola?” In realtà, quando Śrīla Gurudeva incontrò Śrīla Bhaktisiddhānta Sarasvatī Prabhupāda, ricevette l’harināma-dīkṣā (iniziazione ai santi nomi del Signore). Questa è la nostra tradizione Gaudiya: prima si riceve l’harināma-dīkṣā – ci sono due tipi di dīkṣā (iniziazione), una chiamata l’harināma-dīkṣā e l’altra mantra-dīkṣā (adorazione del Signore attraverso il mantra), ovvero gopāla-mantra e gāyatrī-mantra

Quindi quel giorno pioveva intensamente, cosa abbastanza usuale in Bengala durante la stagione delle piogge. Quando Śrīla Prabhupāda entrò e vide che Gurudeva non era a scuola chiese: “Sajjana, perché non sei a scuola?” L’amico di Sajjana-sevaka Brahmacārī, Nārāharī Sevā-vigraha Prabhu, rispose: “Oh, sta piovendo così tanto oggi! Può darsi che la scuola sia chiusa.” Prabhupāda replicò: “Deve andare comunque.” Dopo aver sentito questa istruzione da Prabhupāda, Gurudeva iniziò a pensare: “Questo è il desiderio di Prabhupāda, devo andare a scuola.” Ma come avrebbe potuto andare a scuola? 

Al giorno d’oggi, possediamo molti capi di abbigliamento. Tuttavia, a quel tempo i brahmacārī possedevano solo un set di vestiti: un kurtā (maglietta) e un dhotī (una specie di sarong – pareo – che esteriormente è simile a dei pantaloni), forse un gamchā e un chadar (un panno per il collo) per adornare il collo. In quei tempi, le cose erano molto più dure e austere. 

Così, Śrīla Gurudeva stava pensando: “Devo andare a scuola perché Prabhupāda desidera che io frequenti le lezioni oggi”. Ma come poteva andare a scuola? Non si può andare a scuola indossando un gamchā. Gurudeva ci ha detto: “Sono entrato nella mia stanza e ho cominciato a pensare: ‘Oh, il desiderio di Prabhupāda è che io vada a scuola oggi’”.  

Śrīla Prabhupāda gli aveva dato il nṛsiṁha-mantra, oltre all’harināma, così Gurudeva disse: “Ho semplicemente cantato il nṛsiṁha-mantra, sono tornato nella mia stanza e ho visto che i miei vestiti erano completamente asciutti. Non solo, sembravano persino stirati, così ho potuto frequentare la scuola.” 

Era ormai mezzogiorno e mentre Śrīla Prabhupāda onorava il prasāda, chiese: “Dov’è Sajjana Brahmacārī?” 

Nārāharī Sevā-vigraha Prabhu rispose: “È andato a scuola”. 

Prabhupāda chiese subito: “Com’è possibile? Mi hai detto che aveva appena finito di lavare i suoi vestiti e non si erano ancora asciugati?” 

In seguito, Prabhupāda non chiese più nulla a Nārāharī Sevā-vigraha Prabhu. Tuttavia, alle 4 del pomeriggio, quando Gurudeva tornò da scuola, gli chiese: “Come hai potuto andare a scuola oggi?” In quel momento, Gurudeva rispose semplicemente: “Voi desideravate che io andassi a scuola. Per questo motivo, ho cantato il nṛsiṁha-mantra. E quando sono entrato nella mia stanza, ho visto che tutti i miei vestiti erano completamente asciutti e persino stirati.” Dopo aver sentito questo, il cuore di Śrīla Prabhupāda si commosse e le lacrime iniziarono a scendere sul suo viso, rendendosi conto di quanto bhakta-vātsalya (amore e affetto genitoriale) Nṛsiṁhadeva nutra per i suoi devoti. Questo nṛsiṁha-mantra è molto potente.  

Ora potete vedere a Śrī Caitanya Maṭha, Śrīla Prabhupāda ha istituito una vigraha (divinità) di Nṛsiṁhadeva. La posizione della divinità è proprio dietro dove i relatori solitamente tengono l’hari-kathā. Inoltre, vicino al luogo di nascita di Śrī Caitanya Mahāprabhu, lo Yogapīṭha, Śrīla Bhaktisiddhānta Sarasvatī Prabhupāda costruìun mandira (tempio) a Nṛsiṁhadeva e vi collocò la Sua divinità. 

ananyāś cintayanto māṁ 
ye janāḥ paryupāsate 
teṣāṁ nityābhiyuktānāṁ 
yoga-kṣemaṁ vahāmy aham
  

Bhagavad-gītā, 9.22 
 

[A coloro che Mi adorano con esclusiva devozione, meditando sulla Mia forma trascendentale, Io provvedo ciò che manca e preservo ciò che possiedono] 

Nella Bhagavad-gītā, Śrī Kṛṣṇa dice: ad Arjuna: “Colui che è concentrato unicamente su di Me, qualunque cosa gli serva, Io la porterò sulla Mia testa” – ‘yoga-kṣemaṁ vahāmy aham‘. Yoga-kṣema si riferisce a tutto ciò di cui si ha bisogno per mantenere la propria vita e svilupparsi spiritualmente. Tuttavia, affinché ciò si concretizzi, cosa è necessario? Aiṣṇṭika-niṣṭhā (fede incrollabile) e ananya. Cosa significa ananya? Non adorare alcun essere celeste, ma solo la Coppia Divina Śrī Śrī Rādhā-Kṛṣṇa, e rimanere fissi su di Loro. Allora Krishna personalmente porterà tutto sulla Sua testa. 

Il Passatempo dell’auto senza benzina 

In realtà, ricordo una kathā molto bella e significativa, che credo sia avvenuta intorno al ’99. Śrīla Gurudeva,  Śrīla Bhaktivedānta Vāmana Gosvāmī Mahārāja, andò a Mathurā per avere il darshana (visione divina) dei luoghi sacri di Vraja-maṇḍala: Mathurā, Kāmyavana e Nandagāon. Un giorno noleggiò un’auto e c’erano forse tre o quattro brahmacārī con lui. Il loro viaggio quel giorno richiedeva un percorso di lunga distanza, e dopo aver guidato fino a Kāmyavana, Nandagāon e di ritornoa Mathurā, era quasi buio. All’improvviso, l’autista fermò l’auto perché era rimasta senza benzina. Come avrebbero fatto a procurarsene? 

Si trovavano in un’area completamente desolata, eppure, in qualche modo, dopo dieci minuti, una persona sconosciuta, venuta dal nulla, riuscì a portare della benzina per rifornire l’auto. Il mio Gurudeva, Śrīla Bhaktivedānta Vāmana Gosvāmī Mahārāja, sedeva semplicemente nell’auto e non disse nulla. Quindi ripresero il viaggio verso la matha. 

Rientrati a Mathurā, Śrīla Nārāyaṇa Gosvāmī Mahārāja chiese preoccupato: “Perché siete così tanto in ritardo?”. 

Allora, Gurudeva gli raccontò l’intero episodio e rivelò: “In realtà, sapete chi era questa persona? Kṛṣṇa stesso, travestito da Vrajavasi, ed è stato lui a portarci la benzina.” 

Śrīla Bhaktivedānta Vāmana Gosvāmī Mahārāja misericordiosamente raccontò la storia della sua vita e, incidentalmente, menzionò come aveva liberato molti fantasmi dalla loro terribile condizione e aveva persino organizzato molte cerimonie di matrimonio per i fantasmi. 

Una qualità speciale di Gurudeva, Śrīla BV Vāmana Gosvāmī Mahārāja, era quella di conoscere sempre il cuore di tutti i devoti. Una volta, tenne un’hari-kathā a Kolkata; quando ci si trova in luoghi come il Bengala, normalmente dopo aver parlato, il pubblico pone domande riguardanti l’argomento appena trattato. Un giorno, prima di iniziare, il mio Gurudeva chiese che, se qualcuno avesse domande, le scrivesse su un foglio. Seguendo le sue istruzioni, tutti scrissero le loro domande su un foglio di carta. E dopo aver esposto la sua hari-kathā, Gurudeva chiese: “Qualcuno ha domande?” Tuttavia, l’intero pubblico rimase stupito perché tutte le loro domande avevano ricevuto risposta senza che presentassero il loro foglio di carta.  

La maggior parte delle volte, Gurudeva teneva l’hari-kathā sull’undicesimo canto dello Srimad-Bhagavatam, poiché questo è abhidheya-tattva (la scienza del servizio di devozione). Ogni volta che Śrīla Bhakti Prajñāna Keśava Gosvāmī Mahārāja teneva l’hari-kathā, trattava principalmente l’Undicesimo Canto. Cercate sempre di comprendere e assorbire i loro insegnamenti trascendentali. 

In questo modo, Gurudeva ci spiegò misericordiosamente questa kathā, la storia della sua vita e come serviva sempre tutti i Vaiṣṇava. In effetti, ci sono molte kathā da raccontare sulla storia della sua vita. Quindi, stamattina presto ho tenuto una kathā in hindi e bengalese, glorificando ulteriormente la sua aprakrita, trascendentale, storia di vita. 

[Jaya Śrī Śrīmad Bhaktivedānta Vāmana Gosvāmī Mahārāja ki jaya!] 
[Jaya Śrī Śrīmad Bhaktivedānta Trivikrama Gosvāmī Mahārāja ki jaya!] 
 

Bolo Vṛndāvana Bihārī Lāla ki jaya! 
 

Gaura Premānande! Hari Hari Bol! 

Śrīla Bhaktivedānta Vana Gosvāmī Mahārāja 
30 Ottobre 2019, India 

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